“IL CORPO DEI GIORNI” DI SANTABELVA

Grazie all’emergenza Covid-19 un ergastolano si trova in una situazione di maggiore libertà se paragonata a quella vissuta da molte altre persone. Ne Il corpo dei giorni, grazie a questo paradosso, si scopre molto di più. Il collettivo Santabelva si trova dunque a incontrare l’ergastolano Mario Tuti, uno dei protagonisti del terrorismo di matrice neofascista degli anni ’70, in una situazione inaspettata. Da questo confronto sorgono interessanti spunti tanto dal punto di vista storico quanto da quello cinematografico.

Dalle riprese durate circa cento giorni, realizzate proprio agli inizi dell’estate 2020, emerge il ritratto di una persona sicura di sé, che non ha dubbi sui delitti che ha commesso e che si permette di impartire lezioni alle nuove generazioni. Una frase rimane impressa: «Una buona lotta rende buona ogni causa» – che suona più come una giustificazione che come un consiglio. Un personaggio astuto, consapevole dei meccanismi di regia e capace di affrontarli su un piano dialettico differente, denso di sfumature. Nel monologo finale del documentario Mario afferma di essere monolitico e immutabile, mostrando una vera e propria maschera che tuttavia non lo nasconde del tutto. Nel casale dove è recluso infatti Mario si relaziona con altre persone, soprattutto con Pio, il proprietario della struttura, il quale si è genuinamente affezionato a lui. Il film diventa quindi l’analisi di una persona che scricchiola, la cui apparente imperscrutabilità è fondamentale e rivelatoria.

Il risultato è un tentativo di dialogo costantemente interrotto. Infatti, la consapevolezza cinematografica del soggetto porta il documentario a diventare un’opera sull’atto stesso del filmare. Le prime scene, che risultano ironiche per la loro semplicità – in cui per esempio Pio viene spostato al centro dell’inquadratura o Mario commenta la posizione delle camere e dei microfoni della troupe – creano una situazione senza filtri, in cui ci si addentra nelle vite dei personaggi del casale e, in particolare, di Mario. Mentre tutto attorno a lui cambia e si evolve, Mario rimane apparentemente fedele a se stesso e sicuro delle sue scelte; ciononostante le sue insicurezze vengono riprese grazie a un incredibile lavoro di registrazione e montate in un film senza giudizio, ma con una posizione ben precisa.

Nicolò Pilon

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