Le apparenze non ingannano davvero: distolgono solo momentaneamente dalle rivelazioni che albergano inconsce nella mente di chi guarda. A dimostrazione della “beffa” orchestrata da Takashi Miike, il primo piano di Tadanobu Asano, che campeggia nei poster promozionali di Ichi the Killer, non rappresenta Ichi il protagonista nominale del titolo (interpetrato da Nao Omori), ma Kakihara – sadico yakuza e violento braccio destro del boss Anjo e protagonista de facto. Questo dettaglio rivela la natura ambigua e doppia – sia narrativa sia estetica – di un racconto che muta forma nel dispiegare le sue rivelazioni, già chiare a partire dalla premessa. L’inizio in medias res travolge per la sua limpida esposizione, pur tuttavia celando continui dubbi che interrogano i personaggi e di conseguenza lo spettatore.
Koroshiya Ichi – Ichi the Killer apre la ventiseiesima edizione del TOHorror Fantastic Film Fest: un film che non solo sintetizza il cinema dell’autore, ma più in generale il tema dell’evento e della retrospettiva “SEX!”. Ichi the Killer, infatti, unisce poli all’apparenza opposti: un’estetica pop e glamour nella rappresentazione stilizzata ed esplicita di sesso e violenza, topoi narrativi all’interno del racconto. Tutti i personaggi si muovono come burattini in un’escalation di brutalità graficamente esagerata e necessaria al proseguimento dell’azione, fino a rasentare l’eccesso e il disgusto (voluti) in un connubio in cui ironia e drammaticità si mescolano senza distinzione.



Con Ichi The Killer Miike esplora i confini prolifici e ibridi che il thriller psicologico e l’action adrenalinico offrono a livello narrativo, estetico e tematico. L’autore con questa storia si rivela alla scena internazionale come uno degli artisti più lucidi nel disvelare le inquietudini del nuovo millennio e nel trattare liberamente la violenza estrema senza alcun preconcetto. Miike è il genio che riflette e fa riflettere “giocando”: anche a costo di essere normalizzato e banalizzato nei discorsi che lo celebrano.
Alessandra Sottini.