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“KOROSHIYA ICHI – ICHI THE KILLER” DI TAKASHI MIIKE

Le apparenze non ingannano davvero: distolgono solo momentaneamente dalle rivelazioni che albergano inconsce nella mente di chi guarda. A dimostrazione della “beffa” orchestrata da Takashi Miike, il primo piano di Tadanobu Asano, che campeggia nei poster promozionali di Ichi the Killer, non rappresenta Ichi il protagonista nominale del titolo (interpetrato da Nao Omori), ma Kakihara – sadico yakuza e violento braccio destro del boss Anjo e protagonista de facto. Questo dettaglio rivela la natura ambigua e doppia – sia narrativa sia estetica – di un racconto che muta forma nel dispiegare le sue rivelazioni, già chiare a partire dalla premessa. L’inizio in medias res travolge per la sua limpida esposizione, pur tuttavia celando continui dubbi che interrogano i personaggi e di conseguenza lo spettatore.

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“TOMORROW I’LL WAKE UP AND SCALD MYSELF WITH TEA” DI JINDŘICH POLÁK

Un giorno ti svegli, ti scotti la mano con il te bollente e decidi tuo malgrado di diventare un uomo d’azione, di abbattere il guscio di indolenza che ha segnato la tua monotona quotidianità e vestire i panni tanto agognati di un altro – meglio ancora se di tuo fratello gemello – e tornare indietro nel tempo per sventare il tentativo – maldestro ma pericoloso – di salvare il Terzo Reich dalla disfatta. Un equivoco dopo l’altro scatena il cortocircuito di situazioni tragicomiche che coinvolgeranno il protagonista e i comprimari di Tomorrow I’ll Wake Up and Scald Myself with Tea, non trascurando di evidenziare, diegeticamente e attraverso metafore simboliche, una marcata critica sociale al consumismo sfrenato e massificato.

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“NEW GROUP” DI YUTA SHIMOTSU

Se sei cerchio non puoi nascere quadrato (o triangolo); ma puoi provare a cambiare e a pensare con la tua testa. In New Group, il regista Yuta Shimotsu mostra giovani liceali ligi al dovere, chiamati a reattività e performatività ad alti standard; ragazze e ragazzi che devono obbedire a regole prescritte e imposte dagli adulti, che sanno meglio e prima di loro come inserirsi nella società. Infatti, far parte di un gruppo è altamente necessario per non sentirsi esclusi e fuori dal coro. In New Group l’orrore, tuttavia, non si avvale dei facili cliché caratteristici del genere di riferimento. Sono i sottili confini che permeano la normale ordinarietà a rendere inquietante e brutale un sistema gerarchico soffocante e disfunzionale, nella sua messa in opera estrema.

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