“Prima che la vita cambi noi” di Felice Pesoli – Incontro con gli studenti DAMS

Milano, fine anni Sessanta. Umberto è un adolescente che decide di farsi crescere i capelli, i professori lo guardano storto e puntandogli l’indice in fronte gli suggeriscono di tagliarli. Un gruppo di suoi compagni di classe lo chiude in bagno, minacciando i suoi ciuffi con un paio di forbici da barbiere. Lui urla, si dimena e dopo pochi minuti gli amici fricchettoni scardinano la porta, entrano ed è subito rissa. Secondo Felice Pesoli tutto è cominciato lì, da una banda di capelloni che ha deciso, senza troppa coscienza politica, di minare quell’ideale conservatore di mascolinità che i genitori avevano ben ereditato dai loro padri, quarant’anni prima.

Prima che la vita cambi noi è un film necessario, forse quello che in Italia mancava, su un periodo troppo spesso coperto dalla pesante, ma facilona coltre degli anni di piombo. Attraverso un’accurata selezione di filmati storici, fotografie, racconti e ricordi degli amici dell’epoca, Pesoli ci restituisce un ritratto coloratissimo del periodo 1966-1974. I ragazzi scappano di casa, capelloni e scontenti di una società che non li rappresenta più. Vendono “Mondo Beat” e “Re Nudo” ai bordi della strada, organizzano raduni pop, vivono in comuni, hanno voglia di cambiare il mondo a suon di sitar. Si parla di yoga, di cucina vegetariana, di droghe, di libertà sessuale, di vita in comune, di viaggi da Milano all’India, di contaminazioni ed esperienze estreme.

Il film raccoglie testimonianze di Eugenio Finardi, Andrea Majid Valcarenghi, Claudio Rocchi e quelle degli amici di Pesoli che hanno vissuto quegli anni così intensamente da non esserseli più scrollati di dosso. E’ un documentario ben costruito dove non c’è spazio per la boriosa voce fuori campo: i singoli interventi si rincorrono e ricostruiscono un’esperienza intensa e condivisa. Un ottimo lavoro di montaggio conferisce al tutto una struttura compatta, apprezzabile anche quando vengono collegati tra loro dei materiali filmici eterogenei, dal Super 8 a formati video oggi deteriorati, ma pregni di una verità assolutamente degna del grande schermo.

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Prima che la vita cambi noi è il primo lavoro indipendente del regista, dopo le esperienze di produzione e scrittura di programmi tv e i documentari storici realizzati per la Rai. Oltre agli appuntamenti ufficiali del Torino Film Festival, il film è stato proiettato durante un
incontro organizzato dal prof. Franco Prono con i ragazzi del Dams. Quella di Felice Pesoli non è una presuntuosa lezione di cinema, ma una chiacchierata sulla vita e su un modo di fare cinema dove non c’è spazio per la nostalgia né per l’autocelebrazione: “In quegli anni abbiamo sicuramente fatto degli errori, abbiamo ad esempio fatto abuso di stupefacenti, molti hanno ecceduto in radicalismi dai quali non sono più tornati, ma si respiravano un’energia e un coraggio carichi di valore a prescindere. Sentivo di dover mostrare la storia di quegli anni, come se la stessi raccontando a mia figlia. Dovrei studiare un secondo film che parla invece di tutto quello che non ha funzionato, ma capite che mi ci vorrebbero almeno altri ottanta minuti… vi dico che abbiamo anche peccato di utopia. Bisognava essere più pragmatici, a volte, specie sulla vita in comune. Le Comuni sono finite perché l’amore libero ha creato grandi gelosie… e poi perché non si sapeva mai chi lavava i piatti.”

Pesoli non siede in cattedra, ma resta appoggiato alla scrivania, proteso verso gli studenti e muove le mani raccontando come ha concepito il suo lavoro: “Prima è stata una caccia selvaggia ai materiali d’archivio, mi sono rivolto all’Archivio del Cinema Militante di Milano, un filmato l’ho fregato alla Rai, ma mi hanno aiutato moltissimo i fotografi e gli amici. Poi ho girato queste lunghe interviste, almeno 10 o 12 ore piazzando, quando riuscivo, due videocamere. Ho cercato i macrotemi dell’epoca: l’Oriente, le riviste, il rapporto dei beat con la società… adoravo quel momento in cui i miei intervistati iniziavano ad essere stanchi. La stanchezza è molto importante, toglie i filtri, tutto risulta più immediato.”

Ci viene voglia di chiedergli quanto effettivamente la vita abbia cambiato gli ex figli dei fiori che vediamo sullo schermo. Lui sorride e ci dice: “Quelli che sono sopravvissuti sono delle ottime persone. Stanno in questo mondo, oggi e qui, con una disponibilità ed una generosità particolari nei confronti della vita. Chi ci è stato non solo si ricorda quegli anni, ma prova a incanalare quella sensibilità in altri settori della vita, è aperto al diverso e ha mantenuto una fortissima dose di passione.”

Link video: 3 DOMANDE A FELICE PESOLI

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