“THE LODGE” DI SEVERIN FIALA E VERONIKA FRANZ

Il duo composto da Severin Fiala e Veronika Franz torna, a cinque anni di distanza da Goodnight Mommy (2014), con The Lodge, il loro primo film in lingua inglese. La trama ci presenta Mia (Lia McHugh) e Aidan (Jaeden Martell, star degli ultimi It), due fratelli che devono affrontare la separazione dei genitori e il suicidio della madre. Il padre Richard (Richard Armitage), autore di libri di inchiesta sulle sette religiose, ha intenzione di sposare Grace (Riley Keough), sopravvissuta al suicidio di massa organizzato dalla setta guidata dal padre di lei. I figli non accettano la nuova fidanzata, ritenendola responsabile del suicidio della madre, e così Richard organizza un weekend nello chalet di montagna che dà il titolo all’opera. Quando il padre deve tornare in città per lavoro, lasciando Grace con i due ragazzi, la situazione velocemente degenera.

Il film sfrutta le mai sopite ansie religiose di Grace mettendo in mostra tutto ciò che compone l’immaginario orrorifico legato al cattolicesimo, al peccato, al pentimento e all’iconografia del crocifisso, reso qui presenza perturbante. Tutto questo, grazie a una regia attenta e consapevole, genera nello spettatore una tensione continua. Le immagini sono forti, la fotografia studiata nei minimi dettagli e un film del genere, che gioca molto sulla coesistenza di diverse realtà possibili, non può prescindere dal contribuito di tutto il reparto tecnico, a cui spetta il difficile compito di sostenere una sceneggiatura sempre sul punto di esplodere.

Questo magma ribollente di situazioni orrorifiche si dipana all’interno dello chalet sommerso dalla neve, richiamando una situazione resa cliché da Shining di Kubrick, in cui l’esterno ovattato e silenzioso si contrapponeva al delirio dell’interno. Un film dunque che si sposta continuamente tra i poli opposti di interno/esterno e realtà/sogno. La neve, elemento di isolamento sonoro e di isolamento psicologico, rappresenta la possibile immagine di un purgatorio terreno, di una situazione sospesa, che è il fulcro della sceneggiatura.

Il già citato Shining può essere punto di riferimento per un’ultima riflessione: se il film di Kubrick si distingue per essere un horror irrisolto, che lascia più domande che risposte, The Lodge invece sembra dimenticarsi dei suoi iniziali intenti autoriali nel momento in cui tenta di spiegare sé stesso, guadagnando una certa spinta grazie al plot twist ma perdendo lo slancio in un finale eccessivamente lungo.

Samuele Zucchet

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