“WE” DI RENE HELLER

We è la storia di otto ragazzi, di un paese di campagna al confine, di un’età che è un confine: un solo passo per entrare nel mondo degli adulti. Racconta quella fase della vita in cui si sa tutto, in cui non si sa niente, in cui, forse, alcuni di loro sanno anche troppo.

Il film inizia con un processo per la morte di Fremke, la ragazza che nel gruppo aveva davvero il viso da angelo. A fare da testimoni Simon, il suo ragazzo, Thomas, il boss del gruppo, la sua migliore amica, e l’artista della compagnia. Attraverso le loro voci emerge poco alla volta il racconto di quella estate, ripresa con immagini serene, nel verde dei prati, con l’azzurro del cielo, il fiume che scorre lento, la voglia di vivere dei loro sedici anni.

A fare da contrasto, in modo sempre più netto, le loro parole di un’avventura che gli è sfuggita di mano, le conseguenze di giochi sempre più sporchi e pericolosi. Perché se per tutti e otto all’inizio non era che sesso e piacere, poi è diventato un gioco, fino a evolvere in mestiere.

In We, Rene Heller tratta storie reali, riuscendo con ingegno ad alternare il tono leggero dell’adolescenza al dolore delle azioni, alle conseguenze troppo grandi per un gruppo di ragazzi. Il film è il racconto di una tragedia, ma più ancora delle vite dei quattro narratori, del loro modo di affrontare la vita e rapportarsi alla morte.

Sullo sfondo, delle famiglie troppo borghesi per aprire gli occhi su quel che realmente i loro figli sono diventati; in primo piano, il racconto che alla fine solo Thomas è grado di gestire, e di cui non si riesce a capire quanto si sia inventato.

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