“IMPETUS” DI JENNIFER ALLEYN

Impetus di Jennifer Alleyn è un film ibrido, che mescola alcune delle tipiche modalità espressive del documentario, come l’intervista, con i mezzi narrativi delle opere di finzione.  Il prodotto finale è un film ricco di intrecci e di linee temporali che terminano in una riflessione sull’importanza e la potenza del movimento, dell’azione.

Gli eventi si svolgono in un arco temporale che comprende il passaggio dall’inverno alla primavera: dalla neve fredda che copre terreni aridi si passa a giorni di sole in cui sbocciano fiori di ciliegio in una New York in cui i personaggi non si sentono mai a casa, come fossero sempre stranieri.

Se l’impeto, l’azione, consistono nella capacità di fare una scelta e portarla al suo compimento, è anche vero che, di fronte alle scelte, le persone possono reagire oppure scappare. Ogni azione umana è mossa da un moto interno, inesprimibile e inspiegabile, e la macchina da presa cerca di scovare ciò che è invisibile all’occhio umano, ovvero i sentimenti e le loro modalità d’espressione.

La regista-protagonista (interpretata da Alleyn stessa, ma anche da un uomo e da una donna) dice al suo spettatore che il cinema è l’unico mezzo capace di farle dimenticare le frustrazioni che riempiono lo spazio vuoto lasciato dalla persona amata. Il punto fondamentale di Impetus è infatti ricordarci che l’amore, l’odio e tutto il prisma delle emozioni sono spinti da qualcosa di sommerso nel sentire umano, qualcosa che è in perenne movimento.

Pascale Brussières in Impetus di Jennifer Alleyn, 2018.

Jennifer Alleyn riesce a semplificare questo arduo e complesso discorso sui sentimenti in due modi: con una divertente e piacevole ironia e con una profonda, e al contempo delicata, riflessione personale. La forza di questi due poli porta  a una brillante conclusione: non bisogna mai essere troppo attaccati alle persone e alle cose perché nell’attaccamento si nasconde la paura della perdita e la consapevolezza che tutto è destinato a concludersi.

Può essere che la risposta alla domanda “cosa sia l’amore?” sia proprio accettare l’incertezza e la caducità di cose, persone e sentimenti? Nell’incertezza, forse, la soluzione migliore è quella di dimenticarsene e abbandonarsi alla musica, al movimento, a brevi momenti di danza nei quali la protagonista cerca di stringere in mano un’effimera, momentanea e fugace felicità.

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