“LE RAVISSEMENT” DI IRIS KALTENBACK

Le vite di Lydia (Hafsia Herzi) e Salomé (Nina Meurisse) sono legate tra loro in modo speculare: quando una è felice l’altra soffre e viceversa. Così, lo stesso giorno in cui Salomè festeggia il proprio compleanno e l’appena scoperta gravidanza, Lydia piange la fine della relazione con il suo fidanzato, abbandonandosi a una solitaria e alienata Parigi autunnale che sembra la New York di Taxi Driver (1976). Quando Salomè partorisce, però, Lydia rincontra per caso Milos (Alexis Manenti) – insonne conducente di autobus che fa il verso al Travis Bickle di De Niro e con cui Lydia ha precedentemente avuto un’avventura – e si rende conto che la neonata rappresenta per lei il disperato tentativo per potersi finalmente sentire amata.

Lydia lavora come ostetrica ed è ormai abituata ad assistere quotidianamente alla felicità altrui da spettatrice, riflessa negli occhi delle neomadri che assiste in ospedale. Sola al mondo, Salomé rappresenta per lei l’unica persona in cui possa riconoscere una famiglia; Lydia ne segue passo dopo passo la gravidanza, dalle prime settimane di gestazione fino al difficoltoso momento del parto. È lei la prima persona a tenere in braccio la nuova venuta ed è lei a darle il nome: Esmée, dal latino, «chi è amato». Lydia, questa bambina, la sente un po’ sua. Per questo motivo le viene così naturale sentirsi madre mentre passeggia con lei in braccio e, imbattendosi in Milos, le viene ancor pià naturale fargli credere che quella sia sua figlia, anzi, loro figlia; una bugia detta quasi per dispetto che innesca una successione di eventi inarrestabile. L’idea di poter costruire attorno a quella bugia qualcosa di vagamente simile ad una famiglia giustifica ogni mezzo e, dopo aver falsificato il test di paternità di Milos, Lydia approfitta della depressione post partum dell’amica per prendersi cura di Esmée e ritagliarsi sempre più momenti di illusoria felicità da trascorrere assieme all’ignaro “padre”.

Per il suo primo lungometraggio – presentato alla 62esima Semaine de la critique di Cannes e in concorso alla 41esima edizione del Torino Film Festival – la regista Iris Kaltenbäck ripropone il tema visto nel suo cortometraggio Le vol de cigognes (2015), rimescolando un po’ le carte: allora la protagonista aveva rubato una neonata da un ospedale e si era recata a casa ad attendere il ritorno del compagno dall’esercito, cercando di guadagnare più tempo possibile prima che la verità venisse inevitabilmente a galla. Anche in Le Ravissement Lydia sa che il suo inganno ha le ore contate, ma non può fare a meno di coltivare ciò che per lei inganno non è: l’amore travolgente per Esmée e per Milos. Come potrebbe rinunciarvi? È questa la domanda a cui la regista prova a rispondere, indagando attraverso la voce narrante di Milos che cerca di penetrare nella corazza ermetica della donna, perennemente seguita dalla macchina da presa attraverso i suoi vagabondaggi per la fredda Parigi che fa da sfondo all’amore solitario e alienato dei due protagonisti.

Romeo Gjokaj

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