A woman lays motionless on a bed, seemingly lifeless. On top of her, a man, panting, abuses her. The second feature film by Lino Escalera, Hamburgo, opens with this violent image. After his debut with No sé decir adiós (2017), the Madrid-born director returns on the topics of drug addiction and loneliness by adopting the conventions and atmospheres of noir cinema.
Una donna distesa su un letto, immobile, apparentemente priva di vita; sopra di lei un uomo ansimante che abusa della sua intimità. Con questa immagine brutale si apre Hamburgo, secondo lungometraggio di Lino Escalera. Dopo l’esordio con No sé decir adiós (2017), il regista madrileno torna a esplorare i temi della dipendenza e della solitudine adottando forme e atmosfere del noir.
After decades in the industry, a renowned music producer fights to preserve his record label, Stackin’ Hits Records, as it faces a looming takeover by a global corporation. His efforts are suddenly disrupted when, from his penthouse overlooking the Brooklyn Bridge, he learns that his teenage son has been kidnapped.
Dopo una carriera ultradecennale, un affermato produttore discografico tenta di salvare la sua etichetta, la Stackin’ Hits Records, minacciata dall’acquisizione da parte di una multinazionale. La sua strategia subisce una brusca interruzione quando, dal suo attico con vista sul ponte di Brooklyn, apprende del rapimento del proprio figlio adolescente.
Dolph: Unbreakable tells the life and career of Dolph Lundgren, starting from his most vulnerable moment: his illness. Andrew Holmes’ documentary opens and closes there, in the moment the actor – action cinema icon – stops being just a “tough guy” and becomes a man fighting in silence, still working, exercising and living.
Dolph: Unbreakable racconta la vita e la carriera di Dolph Lundgren partendo dal punto di massima fragilità: la malattia. Il documentario di Andrew Holmes si apre e si chiude lì, nel momento in cui l’attore – simbolo del cinema d’azione – smette di essere soltanto un “duro” per diventare un uomo che combatte in silenzio, continuando a lavorare, ad allenarsi, a vivere.
In Ailleurs la Nuit, presence and absence are two faces of a coin: among personal doubts, fleeting encounters and secret bonds, the lives of six characters echo into one another. Although the drama of this dichotomy springs from its paradoxical representation in Pirandello’s work, in Ailleurs la Nuit it is incommunicability and silence that make it noticeable.
In Ailleurs la nuit la presenza e l’assenza sono due facce della stessa medaglia: tra incertezze personali, incontri fugaci e legami sotterranei, le esistenze di sei personaggi riverberano l’una nell’altra. Se nell’opera di Luigi Pirandello il dramma di questa dicotomia scaturisce dalla sua rappresentazione paradossale, in Ailleurs la nuit a renderlo tangibile sono invece l’incomunicabilità e il silenzio.
Una storia (o un sogno) che non ha mai fine, perché non esiste limite al gioco della fantasia: una dimensione spirituale che ammette ogni possibilità, persino quella di riscrivere il proprio destino e vivere una fantastica avventura. Ma anche nel più bel sogno si insidiano storture nascoste e glitch. Con Mind Game, lungometraggio di animazione sperimentale, Masaaki Yuasa offre allo spettatore uno spettacolare viaggio verso infinte possibilità. Un futuro, astratto e metaforico a livello tematico, ma concreto sul piano della sperimentazione del linguaggio cinematografico. Tutto ciò reso con un’estetica animata selvaggia e disomogenea, punto di forza attrattivo del film.
Come realizzare un’opera di formazione e autoconsapevolezza che guardi al proprio passato, senza però scomodare Lacan o Freud? La risposta la offre la regista Vera Drew, unendo nostalgia e passione kitsch per l’universo DC Comics in tutte le sue declinazioni. Questi elementi danno vita a The People’s Joker: un coming of age queer e metariflessivo che decostruisce le consuetudinarie argomentazioni sulle tematiche di gender. Al tempo stesso, un racconto autobiografico che si sposta tra passato e presente in maniera ironica e smaccatamente personale.
Con I Saw the TV Glow, Jane Schoenbrun firma uno dei film più strani, queer e curiosi prodotti dalla casa A24: un’allegoria sull’identità e l’esperienza trans, raccontata attraverso l’horror psicologico e il coming-of-age adolescenziale. Dopo il suo esordio alla regia, Schoenbrun torna a esplorare la relazione intima tra i media, l’adolescenza e la ricerca del sé, ma questa volta attingendo audacemente alla propria esperienza personale per raccontare il percorso di transizione in maniera allusiva e metaforica.
On November 7th in Rome, the elegant Acquario Romano venue hosted the press conference presenting the 43rd edition of the Torino Film Festival. This year, the event is adorned with the face and magnetic gaze of Paul Newman, as evident from the poster: a picture shot in 1981 by Eva Sereny, which captures the famous star during the filming of Absence of Malice. It goes without saying that this is one of the twenty-four movies of the Festival paying homage to the actor.
Il 7 novembre a Roma, presso l’elegante sede dell’Acquario romano, si è svolta la conferenza stampa di presentazione della 43ª edizione del Torino Film Festival. Quest’anno l’evento si veste del volto e degli occhi magnetici di Paul Newman, come si evince dal manifesto: una foto scattata nel 1981 da Eva Sereny, che cattura il celebre divo durante le riprese di Diritto di cronaca (Absence of Malice). Ed è superfluo aggiungere che si tratta di uno dei ventiquattro film dell’omaggio del Festival all’attore.
Un giorno ti svegli, ti scotti la mano con il te bollente e decidi tuo malgrado di diventare un uomo d’azione, di abbattere il guscio di indolenza che ha segnato la tua monotona quotidianità e vestire i panni tanto agognati di un altro – meglio ancora se di tuo fratello gemello – e tornare indietro nel tempo per sventare il tentativo – maldestro ma pericoloso – di salvare il Terzo Reich dalla disfatta. Un equivoco dopo l’altro scatena il cortocircuito di situazioni tragicomiche che coinvolgeranno il protagonista e i comprimari di Tomorrow I’ll Wake Up and Scald Myself with Tea, non trascurando di evidenziare, diegeticamente e attraverso metafore simboliche, una marcata critica sociale al consumismo sfrenato e massificato.
Se sei cerchio non puoi nascere quadrato (o triangolo); ma puoi provare a cambiare e a pensare con la tua testa. In New Group, il regista Yuta Shimotsu mostra giovani liceali ligi al dovere, chiamati a reattività e performatività ad alti standard; ragazze e ragazzi che devono obbedire a regole prescritte e imposte dagli adulti, che sanno meglio e prima di loro come inserirsi nella società. Infatti, far parte di un gruppo è altamente necessario per non sentirsi esclusi e fuori dal coro. In New Group l’orrore, tuttavia, non si avvale dei facili cliché caratteristici del genere di riferimento. Sono i sottili confini che permeano la normale ordinarietà a rendere inquietante e brutale un sistema gerarchico soffocante e disfunzionale, nella sua messa in opera estrema.
La routine di un sex worker ai tempi delle app di incontri si intreccia con la routine di un serial killer talmente ossessionato da lui da arrivare a decimarne i clienti. Questo sviluppo narrativo sull’eterno accoppiarsi di sesso e morte può forse ricordare Maniac, Hollywood 90028, o Cruising (anche qui i poliziotti incarnano perverse forze del disordine). E come non pensare alla recente trilogia di Ti West, corollario dei body genres di Linda Williams?
L’intento di Stéphane Ghez in questo documentario è penetrare la filmografia – e di conseguenza il genio – di David Lynch fino a condurre lo spettatore nelle radici profonde delle sue storie, dove c’è posto solo per gli enigmi architettati con grande maestria da uno dei registi più eclettici di sempre.
Alla 25ª edizione del TOHorror, nella sezione “matter(s) of time”, non poteva mancare La clessidra, film apolide di Wojciech Jerzy Has che sfugge a ogni definizione. In un celebre saggio, Cvetan Todorov colloca il fantastico in uno spazio liminale tra lo strano e il meraviglioso. Sospeso nell’indecidibilità surrealista che sfuma la realtà nell’onirico, il film appartiene – e allo stesso tempo si sottrae – alla categoria del fantastico. Tra il grottesco di Fellini e la poesia di Parajanov, Has rilegge e tradisce le irrappresentabili opere di Bruno Schulz in una temporalità che, più che all’oltre-realtà, guarda all’oltretomba.
Con Lonely Seventeen, nel 1967 Pai Ching-jui realizzava un’opera manifesto: un affresco dell’adolescenza e delle sue problematiche, all’interno di un contesto culturale e sociale problematico per via della censura e del controllo statale. A oltre cinquant’anni di distanza, Lonely Seventeen – un titolo di per sé evocativo — offre ancora un racconto fortemente attuale nel ridestare sentimenti e sensazioni assopiti da tempo.
L’unione fa la forza: tutti devono contribuire secondo le loro possibilità e al loro meglio. Questo è il messaggio edificante che Takeuchi Hideki trasmette con Cells at Work!, trasposizione in live-action dell’omonimo manga (e poi anime) ideato dall’estro creativo della mangaka Akane Shimizu. Una storia che celebra le prodezze, date troppe volte per scontate, che il corpo umano è in grado di realizzare.
Il magazine delle studentesse e degli studenti del Dams/Cam di Torino
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.