Archivi categoria: Film

“LINGUI” DI MAHAMAT-SALEH HAROUN

In lignua ciadiana, la parola “Lingui” indica il precetto di convivenza armonica tra i membri di una comunità. Non è specificato da quanti membri tale comunità debba essere costituita, e l’armonia che regola la loro convivenza può essere spezzata da fattori di vario tipo. Nel caso di Amina (Achouackh Abakar), venditrice ambulante di cesti ricavati da reti metalliche, e di sua figlia Maria (Rihane Khalil Ario) si tratta della gravidanza indesiderata di quest’ultima, che potrebbe potenzialmente distruggere le loro esistenze. Da una parte il terrore di subire l’ostracismo della comunità islamica conservatrice di cui fanno parte, dall’altra la prospettiva ancora più spaventosa di far abortire la ragazza. Nonostante l’apparente impossibilità di portare a compimento una simile impresa, Maria è determinata a non tenere il bambino e Amina non potrà non starle accanto.

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“PICCOLO CORPO” DI LAURA SAMANI

Laura Samani parte da elementi bassi con cui si sporca le mani: l’acqua e il sangue, il latte e le lacrime. Ma soprattutto attinge dai riti e dalle credenze popolari di un villaggio di pescatori in Friuli, una zona lontana dall’avvento del “progresso” e della “modernità” (le lampadine sembrano uno scherzo) sospesa in un tempo quasi astorico, mitico e arcaico. La figlia di Agata, nata morta, non può ricevere battesimo e quindi è destinata a vagare in eterno nel limbo; salvo che la madre si metta in cammino per raggiungere una lontana e fredda val Dolais, dove si trova un santuario del respiro in cui il miracolo accade: il bambino nato morto viene riportato in vita per il tempo di un respiro così che possa essere battezzato e avere un nome.

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“RAMPART” DI MARKO GRBA SINGH

Il regista osserva l’appartamento vuoto in cui ha vissuto per venticique anni. E’ in vendita, è spoglio. I muri, nudi e lividi, evocano ricordi, suscitano sondaggi profondi nella memoria. Il film prende le mosse da una casa vuota che si riempie, nella penombra, del vissuto d’infanzia di chi l’ha abitata. Presentato in concorso Internazionale Doc al TFF39, il documentario di Marko Grba Singh raggiunge un grado d’intimità potente. Quasi un memoriale cinematografico, Rampart afferra e rielabora il passato percorrendo la storia personale del regista e, con essa, un estratto doloroso della storia del suo paese: la guerra che, come un temporale improvviso, colpì Belgrado il 24 marzo del 1999.

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“LA CHICA NUEVA” BY MICAELA GONZALO

Article by Laura Anania

Translated by Gianluca Zogno

Micaela Gonzalo joins TFF39 with her first full-length film, which follows a young Argentinian girl called Jimena (Mora Arenillas) along her journey towards self-awareness and personal growth.

Her path is marked by the dualities between solitude and companionship, between individual and universal and between family and work. The protagonist must solve these issues in order to find her own place in the world.

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“BANGLA – LA SERIE” BY PHAIM BUYAN AND EMANUELE SCARINGI

Article by Alessandro Pomati

Translated by Francesca Schiavello and Benedetta Di Fiore

It was 2019 when the Italian audience got to know the world that the debuting director Phaim Buyan brought to the big screen in Bangla, his first work: a gentrified, suburban, Roman world (the events of the film took place in “Torpigna”, short for Tor Pignattara), perfect for the zoomers generation; an ironic world, sometimes even cynical when it comes to the condition of second generation immigrants and their difficult process of integration; a world and an atmosphere perfectly recognizable by those born in the second half of the nineties onwards.

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“ALL LIGHT, EVERYWHERE” BY THEO ANTHONY

Article by Cristian Cerutti

Translated by Francesca Luna Lombardo

One eye turns to the camera. The camera enters to examine the optic nerve from which the connections to the brain branch off, while the cold, unaffected voice-over explains how it is responsible for reconstructing the data received. However, the reconstruction is never impartial. It’s always influenced by the cultural structures in which we are immersed. The opening sequence of All Light, Everywhere immediately reveals the intention behind the visual essay directed by Theo Anthony: to overturn the dialectic between observer and observed. At the same time it demonstrates how, historically, it has been concealed by observers to hide the connection between dialectics and the management of power.

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“RE GRANCHIO” DI ALESSIO RIGO DE RIGHI E MATTEO ZOPPIS

Per gli umani non c’è nessuna cosa reale se non è raccontata.

Alessandro Baricco

Attorno al fuoco, gli anziani del villaggio si riuniscono per raccontare antiche storie di paese che hanno influenzato la cultura popolare e che sono ormai avvolte dal manto della leggenda. Rievocano e donano linfa vitale a personaggi mitici, uomini che hanno sfidato principi e reami in nome della giustizia, della libertà e dell’amore, e che si sono distinti per le loro virtù o per aver commesso dei “fattacci”.

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“LA TRAVERSÉE” DI FLORENCE MIAILHE

Evanescente e al contempo materico, l’universo espressivo a cui l’animatrice Florence Miailhe dà forma con La traversée riesce a coniugare atmosfera fiabesca e crudo realismo, restituendo con estrema evidenza la forza di una storia universale, archetipica, quella di chi è costretto ad abbandonare la propria terra e, esule, si barcamena per arrivare altrove.

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“RAGING FIRE” DI BENNY CHAN

L’incorruttibile agente Cheung Sung-bong (Donnie Yen) e il suo ex collega Yau Kong-ngo (Nicholas Tse) rappresentano due facce di una stessa medaglia: ritrovarsi l’uno contro l’altro è un po’ come guardare il proprio riflesso in un vetro opaco senza riconoscersi. I loro destini, indissolubilmente intrecciati, si sarebbero potuti capovolgere, se tanto tempo prima avessero compiuto scelte diverse. Ma ora che il passato ha bussato alla porta, è finalmente giunto il momento di pareggiare i conti.

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“CALYPSO” DI MARIANGELA CICCARELLO

Il film di Mariangela Ciccarello, presentato nella sezione Italiana.doc, si presenta come un documentario che segue la quotidianità di due attrici, Angela e Paola, incentrata sulle loro prove teatrali di dialoghi che coinvolgono i personaggi mitici di Ulisse, Circe e Calipso. La dimensione della realtà, però, straborda continuamente e progressivamente all’interno di una dimensione onirica, che avvolge i corpi delle protagoniste, sfumandone i contorni, così come le loro parole, soprattutto durante i momenti di recitazione, nei quali l’italiano dei dialoghi si mescola con il dialetto napoletano delle loro riflessioni sui personaggi del mito. 

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“LA CHICA NUEVA” DI MICAELA GONZALO

Il primo lungometraggio di Micaela Gonzalo arriva in Concorso al TFF39 affrontando il delicato percorso di maturazione e presa di coscienza di Jimena (Mora Arenillas), una giovane argentina. Il suo cammino è segnato dal dualismo: solitudine-compagnia, individuale-universale e famiglia-lavoro sono i nodi che la protagonista deve sciogliere per poter trovare il suo posto nel mondo. 

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“ExTRANEOUS MATTER” – COMPLETE EDITION” DI KENICHI UGANA

Extraneous Matter – Complete Edition si apre come un film intimista con un “modesto” (ma saldo) formato 4:3 in bianco e nero e l’immagine familiare di un bonsai, seguita dal primo piano di una ragazza addormentata che, una volta sveglia, si prepara un caffè. Più tardi il film, rivelata la natura episodica, allarga inaspettatamente il suo sguardo ed esce dalla dimensione domestica dell’abitazione della ragazza (che non è la protagonista), per rivolgersi ad altri personaggi e alla grande città. Estende così la sua riflessione a una dimensione universale profondamente legata ai demoni della contemporaneità.

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“BANGLA- LA SERIE” DI PHAIM BUYAN E EMANUELE SCARINGI

Era il 2019 quando il pubblico italiano faceva la conoscenza del mondo che l’esordiente regista Phaim Buyan portava sul grande schermo in Bangla, la sua opera prima: un mondo ad altezza di zoomer, gentrificato, periferico, romanesco (la cornice in cui si svolgevano le vicende del film era “Torpigna”, diminutivo di Tor Pignattara); un mondo ironico, talvolta anche cinico, nel parlare della condizione degli immigrati di seconda generazione e del loro difficile processo di integrazione; un mondo e un’atmosfera, infine, perfettamente riconoscibili dai nati della seconda metà degli anni Novanta in poi.

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“ALL LIGHT, EVERYWHERE” DI THEO ANTHONY

Un occhio si rivolge alla camera. La camera entra per esaminare il nervo ottico da cui si dipartono i collegamenti verso il cervello mentre la fredda voce over spiega come esso sia responsabile della ricostruzione dei dati ricevuti. Una ricostruzione che però non è mai neutrale, ma sempre influenzata dalle strutture culturali in cui siamo immersi. La sequenza di apertura di All Light, Everywhere, espone da subito l’intento che sta alla base del saggio per immagini diretto da Theo Anthony: ribaltare la dialettica tra osservatore e osservato per dimostrare come storicamente sia stata celata dai portatori dello sguardo al fine di nascondere quanto a essa si leghi la gestione del potere.

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“SING 2 – SEMPRE PIÙ FORTE” DI GARTH JENNINGS

Ad aprire la trentanovesima edizione del Torino Film Festival è Sing 2 – Sempre più forte scritto e diretto da Garth Jennings, in anteprima internazionale. In questo nuovo capitolo Buster Moon e i suoi amici intraprendono un viaggio che dalla piccola realtà del Moon Theatre li porta nella sfavillante Redshore City in cerca di una nuova avventura, una nuova possibilità per provare al mondo il loro valore guadagnandosi uno spettacolo al Crystal Tower Theatre. Anche se in un primo momento ottengono ciò che desiderano grazie all’insperato favore del destino, presto vengono travolti dalle difficoltà che si nascondono dietro ogni angolo. A complicare il tutto poi, c’è la “piccola” bugia detta da Moon per apparire migliore agli occhi del magnate che deve produrre lo spettacolo e che lo porterà a rischiare ben più del raggiungimento dei suoi obiettivi confrontandosi con la realtà di un settore competitivo e, talvolta, crudele.

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“UNE JEUNE FILLE QUI VA BIEN” DI SANDRINE KIBERLAIN

L’irradiante spensieratezza della giovane età nella Francia degli anni ’40, flagellata dalle leggi antisemite. Une jeune fille qui va bien è il lungometraggio d’esordio di Sandrine Kiberlain, presentato a maggio durante La Semaine de la critique di Cannes e in concorso al TFF 39.

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39 TORINO FILM FESTIVAL

Il ritorno in sala, la resistenza, il recupero della memoria

Annunciato la scorsa settimana durante la conferenza stampa al Cinema Massimo e in partenza il 26 novembre, il Torino Film Festival farà un grande ritorno in sala, dopo la scorsa edizione interamente online.
Con i suoi 181 titoli selezionati tra più di 4500 opere visionate, il Festival si propone non solo di continuare il proficuo dialogo con i suoi affezionati, sempre più esigenti e preparati, ponendo l’attenzione sul cinema di ricerca, la sperimentazione e la promozione di autori emergenti, ma anche di instaurare un rapporto con il grande pubblico.

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“TITANE” DI JULIA DUCORNAU

Una bambina imita con la bocca il rumore del motore dell’auto su cui sta viaggiando con il proprio padre annoiato. La bambina all’improvviso si toglie la cintura e l’uomo perde il controllo del veicolo nel tentativo di riportarla all’ordine. In men che non si dica, la macchina è in panne al fianco del guardrail: il padre è quasi illeso, ma la bambina è gravemente ferita alla testa. In ospedale, le verrà applicata una placca di titanio sul lato destro della scatola cranica per riparare il danno; e la prima cosa che la bimba farà una volta uscita sarà andare ad abbracciare la macchina del padre, come se con questa “aggiunta” metallica lei e il veicolo fossero finalmente uguali: niente più imitazioni infantili.

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“IL BUCO” DI MICHELANGELO FRAMMARTINO

Dopo Le quattro volte (2010) e Alberi (2013) Michelangelo Frammartino torna in sala con Il buco, vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival del Cinema di Venezia. Il film ricostruisce l’esplorazione di una delle grotte più profonde al mondo, l’Abisso del Bifurto, avvenuta nel 1961 in Calabria, per mano di un gruppo di giovani speleologi partiti dal Nord. Frammartino presta la propria ricerca cinematografica alla ricostruzione storica in un film che è un’esperienza avvolgente e sensoriale.

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